“Poesis – Vietri sul Mare”, Concorso di Poesia per studenti di istituti superiori
Il premio, patrocinato dal Comune di Vietri sul Mare e dal Comitato Regionale UNPLI Campania APS, e dal Comitato Provinciale UNPLI Salerno APS, si prefigge di rinsaldare il dialogo poetico dei e tra i giovani, perché parlino per loro stessi e per tutti, e con una voce che sappia libera e rivoluzionaria sollevarsi sulla raucedine dei nostri tempi — affinché scrivere poesie oggi sia evento radicale e atto di resistenza e consapevolezza.


Clicca qui sopra per scaricare il bando. Scadenza iscrizioni il 31 luglio 2026… affrettati!
“Poesis – Vietri sul Mare“ vede ogni anno la partecipazione di centinaia testi di altrettanti adolescenti aspiranti poeti, dall’Italia e dall’estero, per contendersi l’alloro vietrese. I premi sono in denaro, diplomi, libri, e artigianato ceramico. I testi dei finalisti sono anche consultabili sulla pagina Facebook de La Congrega Letteraria, dove è possibile votare per l’assegnazione del premio del pubblico social.


Testi premiati XI edizione, 2025:
PRIMO PREMIO, “Poesis – Vietri sul Mare”, 11a edizione
FRANCESCO PICCINNI, da Bari, Liceo Classico Quinto Orazio Flacco.
AL DI LÀ DELL’ARANCIO DI JAFFA
È lì,
al di là dell’arancio.
È in quegli spazi sterminati,
in quei subumani silenzi,
tra l’imperitura quiete del tutto,
lì che s’annega l’uomo,
in quei giorni aridi
d’attimi interminabili
di bocche secche
gemiti strazianti
e zolle di terra
pregne di sangue,
lì tra ombre indefinite di macerie
e strade battute
da suole troppo consumate di passi.
È lì
l’infinità di quella vita
ridotta ad un’avita verità
così elusiva e chiara:
un respiro prima del tutto,
un anelito prima del nulla.
È lì
al di là dell’arancio.

Francesco Piccinni con il Sindaco Giovanni De Simone
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Secondo premio
LAURA ZOPPI, da Santa Maria la Carità (Napoli), Liceo Classico Plinio Seniore, III AG.
IN GUERRA PER ME
Non credo andrei in guerra per me.
Le mie curve non somigliano
alle maniglie di una coppa dorata;
piuttosto, l’intero corpo
si fa eco interminato
di pianti e di strazi,
di preghiere e di promesse.
Il mare inghiotte gli amati
suoi naufraghi erranti
e la terra incide rossa
la linfa che pulsa nelle mie vene
e quella che bacia le tue ferite:
ferite di un amore che spoglio
di ogni trionfo, di ogni premio.
Sotto l’abito di amianto
c’è carne martoriata
che accoglie funesta
il gladio profanatore
e cura con il sale,
che brucia e purifica,
le ferite, testimoni infelici
del dolore di guarire.
Non posso prometterti
il conforto di una pelle morbida
che possa amarti tra i chiari di luna,
né la serenità di un animo
che ti accolga vittorioso
al ritorno nella tua tenda,
segnato dai tagli e dai colpi
di un giorno più scuro
delle notti senza stelle.
Io sono la guerra da combattere
e la stessa che si combatte
da albe e tramonti innumerevoli.
Ogni parola muore
tra le voci che recido,
al passo con il filo
che tessono le mani ataviche
di tre donne, o forse, di una sola.
Non posso offrirti promesse
con mani di chiodi
né ristoro con un corpo che
si uccide e poi mendica pietà.
Posso solo chiedere agli avvoltoi
di portarti un monito:
non sono io la vittoria,
ma forse nemmeno la sconfitta.
Sono il luogo dove i sogni
diventano rovi di spine
e la realtà sanguina
come te e come me,
come chi combatte
in un campo morto di speranze.

Laura Zoppi con, da sx a dx: il Vicesindaco Angela Infante, il Condirettore artistico prof. Antonio Gazia, la Condirettrice artistica arch. Daniela Scalese
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Terzo premio
ARIANNA LIGUORI, da Salerno, Liceo F. De Sanctis, II C.
RIFIUTO
Frammenti dispersi, raccolti nel vento
Mi gettarono via,
non con furia, né con scherno,
ma con la distratta indifferenza
di chi lascia cadere un foglio scritto male
Il tempo accatasta ciò che non vale
Mi accartocciai tra i vicoli ciechi,
tra ferri arrugginiti di sogni ammaccati,
tra le ossa spezzate di voci mai udite
Nessuno raccoglie ciò che non serve
Il vento sfoglia i giorni scartati
Ero il bicchiere incrinato,
il filo sfilacciato che sfugge alla trama,
la nota stonata in una sinfonia perfetta
Mi dissero: non basta
Mi dissero: non serve
Mi dissero: non resta
Ma anche il nulla sa gridare nel silenzio
Così imparai il linguaggio dei rifiuti,
dei chiodi senza legno,
dei bottoni senza camicia,
degli occhi senza sguardo
E nel cimitero degli scarti,
mi accorsi che eravamo troppi
Nota del/la partecipante: Rifiuto esplora il sentimento di inadeguatezza e il senso di essere scartati o ignorati dalla società, come se ciò che si è non avesse valore. È una riflessione intima sul rifiuto e sulla capacità di trovare voce anche nel silenzio degli scarti.

Arianna Liguori, con, da sx a dx: l’Assessore alla cultura avv. Daniele Benincasa, la Vicepresidente di giuria prof.ssa Pina Masturzo, e l’artista Salvatore Scalese
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Quarto premio
SAMI EL DEBUCH, da Roma, Istituto Augusto.
MEDITERRANEO
Mediterraneo, mare di voci antiche,
le tue onde raccontano storie,
di sale, di vento, di viaggi.
Un tempo culla di scambi e incontri,
ora sei confine.
Tu, specchio azzurro di popoli,
sei padre e sei carnefice, promessa e abisso.
Mediterraneo,
non smetti di cullare e tradire.
Ogni onda è l’ennesimo tentativo
di non essere inghiottiti dal tempo,
senza aver vissuto davvero.
Su di te si affacciano occhi che sognano.
Occhi che rischiano,
perché la vita non è vita senza il rischio,
un corpo su un gommone,
un passo verso il tutto,
o verso il nulla.
Ma quanta cecità sulla riva opposta.
Lo sguardo,
impolverato, pesante,
si chiude come un cancello arrugginito
quando la realtà fa troppo rumore.
Aprono e chiudono frontiere
come si aprono e chiudono gli occhi
di chi non vuole vedere.
C’è chi affonda,
c’è chi sopravvive,
e c’è chi osserva da lontano
e non sente il peso dell’acqua negli occhi.
E forse,
forse chi rischia davvero
è chi resta fermo,
chi chiude gli occhi e lascia che il mondo
vada alla deriva.
Tu conosci bene i viaggiatori, Mediterraneo.
Conosci Enea, che fuggì dal fuoco di Troia,
conosci Ulisse, naufrago e sognatore,
conosci gli innumerevoli volti senza nome,
i cui passi non hanno lasciato tracce nella storia,
ma che sono stati, e saranno,
i veri poeti del coraggio.
Mediterraneo,
ci ricordi che il viaggio
è la nostra condizione eterna:
sempre alla ricerca di una terra
dove poter semplicemente vivere.

Sami El Debuch con la prof.ssa Francesca Gazia e il Condirettore artistico Alfonso Mauro
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Quinto premio
GREGORIO RIZZO UGDULENA, da Messina, Liceo Classico G. La Farina, IV E.
MEMORIA (Siracusa, 2 giugno 2025)
Pietra angolare di un manco bastione,
chi sul tuo viso la mano ha posato?
Quali battaglie, quali cannoni,
quali ad abbatterti furono colpi?
Eri allor giovane oppure già vecchia?
Quanti passarono sotto i suoi tetti?
Erano stanche, erano antiche
che ti plasmarono un tempo le dita?
Narrami della tua storia, ti prego:
voglio conoscere il mondo passato.
Narrami il sole, narrami il mare,
che già da allora baciavan le rive.
Chi sotto l’ombra cercava riparo,
chi nella notte dormiva sereno,
eran poeti, eran scrittori,
eran guerrieri feroci o assassini?
Erano uomini quelli che videro
tra gli spiragli nei cocci d’argilla
sorgere il sole, e poi morire,
scrivendo canti in onor dell’amore?
Pietra angolare di un manco bastione,
pietra miliare di viaggio infinito,
non puoi parlare, né camminare,
eppur puoi ancora insegnare a volare.

Gregorio Rizzo Ugdulena con la prof.ssa Rosa Viscito e l’artista Elisabetta D’Arienzo
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Sesto premio
GAIA FILOMENA PENNESTRÌ, da Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria), Liceo Scienze applicate Euclide, II B
LE LACRIME DELL’INVISIBILE
C’è un eco che torna
nei silenzi che lasci,
sussurra tra le crepe
di giorni mai guariti.
C’è un filo invisibile,
che l’anima a pezzi
macchia del sangue
che tu stessa disprezzi.
E tu dipingi ancora,
con i colori che il buio
non spegne,
una ferita che non è più tua,
assopita dal vento e il
tremolio del mare.
Piangi di un mondo
che non t’è mai
appartenuto,
cerchi di accendere
la tua piccola luce:
una stella cadente,
gli occhi socchiusi
e la scintilla del cuore.

Gaia Filomena con, da sx a dx: il Presidente di giuria prof. Roberto Miraglia, Simone De Luca, prof. Antonio Gazia
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